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MENTRE I PROFUGHI DANNO FUOCO A UDINE CIANI E DEL LONGO SI BEVONO IL CAFFETTINO

Gli ospiti dell’ex caserma Cavarzerani di Udine, da questa mattina sono in rivolta contro l’obbligo di restare in quarantena per due settimane senza poter uscire dal centro di accoglienza. Oggetto delle loro lamentele anche la qualità e la scarsa varietà di cibo. Le tensioni sono cominciate giorni fa ma stamani sono state incendiate alcune suppellettili ed e’ stato necessario far intervenire i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Udine. Lavoro che si è protratto a lungo poiche’ il portone principale era occupato da decine di manifestanti che non lasciavano entrare nessuno. La zona e’ presidiata dalle forze dell’ordine; dall’interno si alzano alte colonne di fumo causate dal fuoco appiccato ad alcuni materassi e altro materiale che si trovava nelle camerate. “Lo ribadisco ancora una volta – ha detto Riccardi – qui siamo di fronte a un problema di sorveglianza sanitaria, che viene prima di qualsiasi ragionamento sull’accoglienza. C’è il tema delle quarantene obbligatorie: prima dei 14 giorni di isolamento nessuno, anche se risultato positivo al primo test, può andarsene in giro liberamente”. Nelle stesse ore in cui i profughi incendiavano via Cividale l’assessore alla sicurezza Alessandro Ciani (Lega) si intratteneva come quasi tutte le mattinate e i primi pomeriggi a sorseggiare amabilmente un buon caffettino con il comandante lla Polizia Municipale presso un noto bar di via D’Aronco. Proprio iera sera verso le 19 i bar nei pressi di Palazzo D’Aronco erano pieni di pakistani con il cellulare in mano; della Polizia Locale, invece, neppure l’ombra. In questi anni alcune associazioni legate ad ambienti cattolici in ottimi rapporti con alcuni esponenti della giunta Fontanini si sono arricchite con convenzioni e programmi di integrazione, mentre il sindaco è rimasto perennemente indifferente davanti le tante lamentele dei cittadini udinesi esausti del continuo aumento di profughi e clandestini. Fontanini e il suo fido Ciani, non hanno mosso un dito neppure mesi di proteste di abitanti di via Piave esausti dei continui accampamenti sotto i portoni di casa e delle defecazioni quotidiane di tante risorse.

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